Due figure iconiche del calcio italiano, rappresentanti delle due squadre milanesi per eccellenza, l'Inter e il Milan. La loro rivalità ha superato quella tra i due club, diventando un simbolo di identità per i tifosi, contribuendo a dividere l'opinione pubblica italiana tra chi si schierava con Mazzola e chi con Rivera. La loro "staffetta" durante la Coppa del Mondo del 1970 in Messico, dove entrambi erano membri della Nazionale Italiana, è stata vista come una mossa diplomatica, sebbene incomprensibile dal punto di vista tecnico.

Nonostante la rivalità, Mazzola e Rivera hanno sempre avuto un buon rapporto, ma per via della loro posizione non potevano mostrarsi insieme in pubblico. Entrambi sono stati tra i fondatori del sindacato dei calciatori, condividendo una visione comune del mondo del calcio. Mazzola, figlio d'arte di Valentino Mazzola, aveva uno stile di gioco caratterizzato da scatti rapidi e finte, mentre Rivera aveva un approccio più armonico, con uno stile di gioco elegante e composto. Mazzola era noto per il suo aspetto arruffato, mentre Rivera era sempre ben pettinato. Entrambi hanno avuto un carattere forte e sono stati considerati leader nel loro campo.

La loro storica ospitata a "Che tempo che fa" il 12 marzo 2017 ha offerto un'opportunità rara per riflettere su un'epoca d'oro del calcio italiano, in cui due talenti straordinari hanno contribuito a scrivere la storia del gioco.

"Non potevamo essere amici, ma in realtà avevamo un buon rapporto. Non potevamo farci vedere insieme, perché allora si sarebbe detto che l'Inter e il Milan erano la stessa cosa. Ci siamo ritrovati al sindacato, siamo stati tra i fondatori, lui è stato il primo presidente. Ci siamo ritrovati uniti in quell'occasione, avevamo una visione comune del mondo del calcio".

Gianni Rivera, noto come "Abatino" (un soprannome datogli da Gianni Brera che significa "omarino"), aveva un modo di giocare al calcio che sembrava naturale e fluido. Durante la storica partita tra Italia e Germania Ovest del 1970, Mazzola e Rivera si alternarono in quella che divenne nota come la "staffetta", una decisione che, a posteriori, appare incomprensibile dal punto di vista tecnico tattico, ma che all'epoca sembrava una scelta diplomatica inevitabile.

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