Mario Adinolfi, giornalista ed ex parlamentare, è stato trasferito in carcere il 21 settembre dopo la decisione del Tribunale di Roma di aggravare la misura cautelare nei suoi confronti. Adinolfi era ai domiciliari dall’8 luglio scorso nell’ambito di un’indagine su una presunta truffa legata a un sistema di scommesse.

Secondo quanto riportato da Fanpage, il provvedimento arriva perché Adinolfi avrebbe continuato a comunicare pubblicamente attraverso i social durante la detenzione domiciliare, violando così le prescrizioni imposte dal giudice. La Guardia di Finanza ha eseguito l’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Tribunale di Roma.

Adinolfi è accusato di truffa aggravata e continuata, esercizio abusivo dell’attività di raccolta del risparmio, abusivismo finanziario e omessa dichiarazione dei redditi. Al centro dell’indagine c’è la cosiddetta “Scommessa Collettiva”, un sistema attraverso il quale centinaia di persone avrebbero affidato denaro all’indagato per partecipare a scommesse sportive, senza però ottenere la restituzione delle somme né delle presunte vincite.

Già nei mesi scorsi i finanzieri avevano sequestrato ad Adinolfi 400mila euro, ritenuti provento dell’attività illecita. Gli investigatori sostengono inoltre che il giornalista abbia omesso di dichiarare redditi per circa 200mila euro.

L’aggravamento della misura cautelare è legato alla violazione delle prescrizioni imposte con gli arresti domiciliari. Nonostante il divieto di avere contatti con l’esterno, Adinolfi avrebbe continuato a pubblicare articoli, post e contenuti sui social network, utilizzando il telefono cellulare.

In particolare, la Finanza ha documentato come, durante la detenzione domiciliare, il giornalista abbia pubblicato 49 articoli su un blog e 23 post sulla propria pagina Facebook, continuando a mantenere attiva la comunicazione con i suoi sostenitori e con il pubblico.

Dopo l’arresto, Adinolfi ha affidato la propria difesa a un post pubblicato su Facebook: «Mi portano in carcere perché scrivo su Facebook. Sono il primo italiano nella storia a subire questo tipo di arresto. Io non ho alcuna paura. La mia unica preoccupazione è per la mia famiglia. Vi voglio bene».

Il suo avvocato Pablo De Luca ha annunciato che impugnerà il provvedimento davanti al Riesame: «È il primo caso in Italia di un arresto avvenuto perché una persona scrive sui social. Siamo piuttosto perplessi della decisione che contesteremo nelle sedi opportune».

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